giovedì 19 marzo 2009

Il crollo sordo dei fallimenti

Lo sguardo di Jill indugiava su quel vicolo sporco spazzato da uno svogliato e freddo vento di novembre. Seguiva con gli occhi il lento contorcersi, al soffio del cielo, di una morente locandina ingiallita: Compagnia teatrale “Il musico sordo”, audizioni.Era inerme e muta nell’assordante eco dei suoi sogni infranti. Rimaneva ferma, sconfitta. Di fronte alla sua resa il vento accompagnava con un requiem la morte della sua sigaretta al suo respiro invisibile. Joshua si lasciava sostenere dal muro mentre il suo sguardo si perdeva nel nulla e il ricordo giocava a nascondino col dolore afferrando quegli attimi assassini di sogni che non aveva saputo sconfiggere. Dietro di loro, il vecchio teatro scompariva piano nella nebbia e li lasciava esuli e vinti nell’aria gelida mentre la polvere li stringeva in quell’abbraccio consolatore che loro non erano ancora riusciti a donarsi. Erano lì, alla distanza di un bacio, ma il disincanto negava loro ogni traccia di idillio. Erano loro le facce di quella moneta arrugginita che danzava come un barbone ubriaco nella polvere: uniti ma eternamente disgiunti, stretti ma angosciosamente soli. Ed anche quella moneta rotolò via, lontano da loro. Non trovarono la forza di fermala: di impedirle di essere, nella sua piccolezza, l’ennesima occasione mancata. Erano entrati per saggiare sul palco la recitazione nel dramma ma su quelle vecchie assi di legno, nell’oro antico delle luci ingiallite, l’unico dramma che si era consumato era il loro.
-Avanti il prossimo Riccardo
Avevano detto; e lui era entrato.Si era trascinato al centro ciondolante sotto il peso della sua gobba, aveva lasciato che il suo sguardo inseguisse indagatore i vicoli di Londra e poi, votati gli occhi alle stelle:
-Ormai l’inverno del nostro scontento si è mutato in meravigliosa estate, a questo sole di York; e tutte le nuvole che pesavano sulla nostra casa sono sepolte nel profondo cuore dell’o…
-Il prossimo!
-…ceano
-Ho detto: il prossimo!
-Ma…?!
Aveva provato a dire respirando un Joshua che intanto non riusciva a evitare l’avvento dell’incongruente tamburellare tachicardico del cuore
-Senti, mi spiace ragazzo. Ma non c’è pathos, non c’è sguardo, non c’è il corpo. Non c’è niente. Un Riccardo terzo così sarebbe morto secoli prima di dire “il mio regno per un cavallo”.
Aveva sentenziato la voce del regista, seduto tra i posti del pubblico.
Ed egli pugnalato alla schiena da quelle parole, se n’era uscito molto più gobbo e più Riccardo di quanto fosse mai entrato.I suoi occhi avevano cercato con un po’ di fanciullesca speranza uno sguardo consolatore negli occhi di Jill, ma quelli non lo videro neanche arrivare. Indugiavano già da un po’ sulle assi del palco, incapaci di tornare a sollevarsi, definitivamente ancorati alla polvere da una magistrale serie di:
-Il prossimo!
Che avevano accompagnato gli ultimi tre anni di tentativi, e gli ultimi cinque di sogni. Erano occhi che pensavano a quanto avevano immaginato in quei lunghi anni di convivenza, che avevano disegnato un figlio, prima. Poi avevano abbassato il tiro su una vita tranquilla. E oramai erano scivolati a terra, incapaci di chiedersi cosa si potesse sognare con quello che dava loro il suo misero e vuoto stipendio di commessa.Niente era più come allora, eppure nessuno trovava la forza di andarsene per la propria strada. Forse sarebbe bastato che uno dei due avesse avuto un po’ più di coraggio o forse, sarebbe bastato che gli occhi stramazzati a terra di lei avessero trovato la forza di incontrare quelli persi nel vuoto di lui.Ma niente di tutto questo, continuava ad accadere.
- fine -

Già in stradenellenebbia.blogspot.com
Martedì 23 ottobre 2007

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