Se ne stava lì, fermo, dentro la vecchia Ford posteggiata sul ponte. Guardava il cielo attraverso le gocce di pioggia che scivolavano sul finestrino.Cercava la sua dimensione, in quella pennellata di grigio fra la linea del ponte e quella dell’orizzonte. Lo rassicurava quella sua aria da purgatorio, da cielo di nessuno, da eterno sospeso che salva dall’incombenza delle scelte.Gli sarebbe piaciuto essere lì a disquisire col suo io della natura dello spazio e del tempo e di altri problemi che affliggono solo pochissimi uomini illuminati eppure, confrontandosi col suo doppio riflesso nel finestrino, si trovava a discutere di un problema dalla soluzione ancora più ardua e ineffabile: spiegare a sua moglie di come quella mattina, per mezzo di una anonima lettera dalla busta bianca, il suo nome e le parole “è” “licenziato” si fossero combinate nel modo peggiore per l’integrità di tutti quei progetti che la sua dolce metà si affaticava ad inventare mentre lui si faceva il culo compilando moduli assicurativi dieci ore al giorno.Tutto sarebbe peggiorato: la loro serenità matrimoniale, il sesso e l’onorario del suo psicanalista.Trent’anni da alcoolista e neanche un richiamo, ora che stava smettendo era stato licenziato, roba da fare causa alla “anonima”.Cominciò a immaginare la credibilità che avrebbe potuto avere se avesse detto a sua moglie di essere stato licenziato per aver rifiutato le avance del capo; ma l’età e la passione del signor Jekyns per quella fascia di teenager che sono ancora teen ma già abbastanza ager da farti evitare una denuncia penale, faceva imbarcare parecchia acqua alla zattera della sua salvezza.Oppure avrebbe potuto raccontare di come un disguido alla macchina del cioccolato gli avesse causato dei seri problemi con la gestione di certe accuse di razzismo verso gli afroamericani, ma considerando che il più nero dei suo colleghi era il tipo asiatico pagato con americana benevolenza per leccare i francobolli, sarebbe stato tutto inutile.Non restava che inventare qualcosa di talmente assurdo da essere così inverificabile che neanche la naturale propensione di sua moglie per la risoluzione dei gialli avrebbe potuto dipanare.Finalmente il mondo venne in suo soccorso; ecco cosa avrebbe detto:per sbaglio ho visto la moglie del sig. Jekyns vestita come un enorme coniglio peluche rosa che saltellava sul ponte Forman con al collo un cartello che diceva “MIO MARITO E’ UN VECCHIO MANIACO” e in quanto unico testimone di quella pubblica vergogna sono stato licenziato.Esatto.Era fatta.Ora non gli restava che ringraziare quell’enorme coniglio peluche rosa che saltellava sul ponte Forman con al collo un cartello che diceva “MIO MARITO E’ UN VECCHIO MANIACO”, e tornare a casa col suo alibi di ferro.Fece appena in tempo a mettere il piede sinistro fuori dalla Ford che il coniglio gigante salì sul cornicione del ponte e, voltatosi quanto basta per rivelare di avere una polpa da sig.ra. Jekyns, si lanciò nel vuoto e disperse la polpa sull’asfalto della statale sottostante.Ritrasse il piede sinistro nell’auto e cominciò a riflettere sul fatto che i suoi problemi erano appena raddoppiati:Primo; non avrebbe potuto più usare la scusa con sua moglie per evitare sterili accuse di macabra uccisione di moglie disperata e Secondo; sarebbe stato troppo difficile spiegare al suo psicanalista che tutto quanto era successo era stato ben prima di stappare la bottiglia di burboon che andava recuperando sul sedile posteriore.…Quando si parla di accanimento della sfiga.
Già in stradenellenebbia.blogspot.com
Martedì 23 ottobre 2007
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